Conferenza Episcopale Italiana – Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, La scuola cattolica risorsa educativa della chiesa locale per la società. Nota pastorale, 2014.
n. 10 Animati dalla convinzione che i problemi, ma anche le enormi opportunità presenti in questi nuovi scenari, richiedono capacità critica e solidi criteri di orientamento, ribadiamo che oggi la scuola, e in particolare la scuola cattolica, ha l’impegnativo compito di formare l’identità delle nuove generazioni, nella convinzione che solo un progetto educativo coerente e unitario consente alle nuove generazioni di affrontare responsabilmente il mare aperto della post-modernità.
Perché la scuola paritaria deve compilare il PE?
La specificità di un PE è prevista esplicitamente dalla L. 62/00 (l’espressione ricorre quattro volte nel testo), la quale recita “Il progetto educativo indica l’eventuale ispirazione di carattere culturale o religioso” (art. 1,3). Nello stesso testo si precisa che deve essere “in armonia con i principi della Costituzione” (art. 1,4a) e deve essere accettato da chiunque richieda di iscriversi alla scuola (art. 1,3).
Il PE è quindi solo una pratica burocratica?
La stesura del PE permette alla scuola di autocomprendersi – per essere fedele a se stessa nei suoi tratti fondamentali – e autopresentarsi. Attraverso il PE, quindi, la scuola definisce in modo chiaro la propria identità ed esplicita i valori fondamentali a cui si ispira. Ciò risponde ad una logica di trasparenza e di chiarezza, che è una forma di rispetto per le persone che la frequentano ed una condizione importante perché si realizzi una comunità educante nella quale ognuno, per la responsabilità che gli compete, offre il suo contributo per il raggiungimento delle finalità generali che la scuola persegue.
Chi stende il PE?
La responsabilità ultima del PE spetta al Gestore della scuola. Nella sua stesura tiene conto dei valori evangelici, dell’insegnamento della Chiesa, della normativa scolastica esistente, dell’eventuale carisma del soggetto che gestisce la scuola, dei bisogni specifici delle persone e del territorio in cui essa opera. Nell’esercizio della sua responsabilità il Gestore promuove la collegialità nella revisione dello stesso, ponendo le condizioni affinché tutti gli attori della comunità scolastica vengano coinvolti attivamente, sia nella fase della revisione del PE che nella condivisione del documento.
Consideriamo, infatti, il PE il documento cardine della scuola, la “roccia su cui costruire la casa”, da rendere corpo vivo e intelligibile a tutte le componenti: la comunità scolastica, la comunità ecclesiale, la comunità civile.
Anche la modalità di revisione dello stesso può e deve diventare occasione privilegiata di confronto sulle finalità ultime del fare scuola, nonché strumento di promozione di un’appartenenza rinnovata e consapevole da parte di chi opera nella scuola e da parte di chi ad essa affida il bene più prezioso.
È da riscrivere ogni anno?
Il PE, in quanto definisce l’identità della scuola, è “relativamente” stabile nel tempo e di norma non richiede di essere modificato in modo significativo di anno in anno.
Che relazioni ci sono tra PE e gli altri documenti della scuola?
Tenuto conto che il PE esprime l’originalità, l’identità della scuola e i suoi valori di riferimento, una scuola si presenta anche con altri documenti o norme, che devono essere strettamente connessi e/o derivanti dal PE:
- lo Statuto o altro atto fondativo della scuola dove viene indicata la volontà di chi ha voluto dar vita ad essa, gli scopi che si è proposto e le modalità per rendere operativo il servizio offerto. Teniamo presente che le scuole parrocchiali non hanno statuti in quanto le parrocchie rispondono alle leggi concordatarie tra lo Stato e la Chiesa
- il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), previsto dalla legge n. 107/2015
- il Regolamento, strumento tecnico che stabilisce funzioni, ruoli, tempi, modalità concrete per rendere agile e ordinata la vita scolastica ed efficiente il servizio offerto
- la Carta dei Servizi ove è presente un servizio di prima infanzia, secondo la circolare 20588 del 11 febbraio
Il PE deve essere distribuito?
È fondamentale che le persone direttamente interessate alla scuola – in particolare genitori ed insegnanti – abbiano la possibilità di conoscere e confrontarsi concretamente su quanto viene proposto nel PE, dando a ciascuno la possibilità di offrire, per quanto di propria competenza, un apporto costruttivo nella sua stesura ed applicazione.
Tutto ciò significa: presentare il PE a ciascun genitore che viene ad iscrivere il bambino; richiedere ad ogni insegnante all’atto dell’assunzione “la conoscenza, l’accettazione e la condivisione del PE” (cfr. articolo 17, CCNL FISM, 2016-2018); riprendere periodicamente, in occasione dei collegi docenti e assemblee dei genitori, qualche spunto dal PE per aiutare ogni operatore a tenere presente l’identità della scuola; mettere il testo in rete quando la scuola vuole presentarsi all’opinione pubblica.
Quali criteri metodologici possono orientare la stesura del PE?
I criteri da tenere presenti per la stesura del PE sono i seguenti:
- la pertinenza: il testo deve dire tutto ciò, e soltanto ciò, che è richiesto dalla natura del PE stesso;
- l’essenzialità: il testo deve risultare qualcosa di agile, non una specie di trattato, né perdersi nei dettagli;
- la chiarezza: il testo deve essere facilmente comunicabile e comprensibile dai destinatari cui è rivolto (occorre tenere conto dell’ambiente socio-culturale delle famiglie);
- la specificità: il testo deve contenere un riferimento esplicito alla peculiare situazione della scuola cui si riferisce (servirsi di testi già preparati può essere assai utile e forse necessario, ma sarebbe segno di pigrizia e superficialità limitarsi a “fotocopiare” testi elaborati da altri).
- la continuità: ove è presente un servizio di prima infanzia sarà bene far sì che la programmazione di un percorso continuità nido-scuola dell’infanzia favorisca una “processualità nel divenire” fondamentale per la costruzione di punti di riferimento stabili e rassicuranti per il bambino che compie questo passaggio. Questa programmazione ha lo scopo di consentire ai bambini di vivere con gradualità la transizione tra due realtà in questo passaggio, il bambino deve poter individuare dei punti di riferimento sia nello spazio che dal punto di vista relazionale e quindi di sperimentare il passaggio stesso come occasione di trasformazione e cambiamento e non come evento “traumatico”.
Come il PE anima l’agire della scuola?
Affinché il PE animi l’agire della scuola è necessario che sia
- presente e chiaramente meditato nella mente di coloro che operano nella scuola
- esplicitamente dichiarato nei documenti ufficiali della scuola
- condiviso e partecipato con le famiglie che scelgono la scuola
- concretamente realizzato e tradotto nelle attività educative quotidiane
- costantemente testimoniato dagli operatori della scuola (per primi gli insegnanti)
- assiduamente valutato e verificato
perché ci sia sempre una rinnovata consapevolezza dell’identità della scuola cristiana nell’oggi.