Dialogo interreligioso, educazione e pedagogica interculturale

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  • Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore. Congregazione per l’educazione cattolica, 2013.

 

  1. La chiarezza del dialogo comporta anzitutto la fedeltà alla propria identità cristiana. «I cristiani propongono Gesù di Nazareth. Egli è – questa è la nostra fede – il Logos eterno, che si è fatto carne per riconciliare l’uomo con Dio e rivelare la ragione che sta alla base di tutte le cose. E’ Lui che noi portiamo nel forum del dialogo interreligioso. L’ardente desiderio di seguire le sue orme spinge i cristiani ad aprire le loro menti e i loro cuori al dialogo (cfr Lc 10, 25-37; Gv 4, 7-26)». La Chiesa cattolica annuncia che «Gesù Cristo ha un significato e un valore per il genere umano e la sua storia, singolare e unico, a lui solo proprio, esclusivo, universale, assoluto. Gesù è, infatti, il Verbo di Dio fatto uomo per la salvezza di tutti».

Pertanto, se questa è la condizione indispensabile per il dialogo interreligioso, lo è anche per un’adeguata educazione interculturale che non prescinda dall’identità religiosa.

 

  1. In questo contesto, la responsabilità dell’educazione è quella di «trasmettere ai soggetti consapevolezza delle proprie radici e fornire punti di riferimento che consentano di definire la propria personale collocazione nel mondo». Tutti i ragazzi e giovani devono avere la stessa possibilità di accedere alla conoscenza della religione propria e degli elementi che caratterizzano le altre religioni. La conoscenza degli altri modi di pensare e di credere dissipa le paure e arricchisce ciascuno dei modi di pensare dell’altro e delle sue tradizioni spirituali. Perciò, gli insegnanti hanno la responsabilità di rispettare sempre la persona umana che ricerca la verità del proprio essere, di apprezzare e di diffondere le grandi tradizioni culturali aperte alla trascendenza e che esprimono l’aspirazione alla libertà e alla verità.
  2. Tale conoscenza non si esaurisce in se stessa, ma si apre al dialogo. Più è ricca la conoscenza più si è in grado di sostenere il dialogo e di vivere insieme con chi professa altre religioni. Le differenti religioni, nel contesto di un dialogo aperto tra le culture, possono e devono portare un contributo decisivo alla formazione della coscienza dei valori comuni.

42. I fondamenti teologici e antropologici sopra esposti pongono solide basi per una autentica pedagogia interculturale che, in quanto tale, non può prescindere da una concezione personalistica dell’uomo, per cui ad entrare in contatto non sono primariamente le culture, ma le persone, radicate nelle loro reti storiche e relazionali. Si tratta, allora, di assumere la relazionalità come paradigma pedagogico fondamentale, mezzo e fine per lo sviluppo dell’identità stessa della persona. Tale concezione guida un’idea di dialogo non astratto o ideologico, bensì improntato al rispetto, alla comprensione e al reciproco servizio.

Si nutre, poi, dell’idea di cultura storicizzata e dinamica, rifiutando di costringere l’altro in una sorta di prigione culturale. Infine, riposa sulla coscienza del fatto che la relatività delle culture non significa relativismo, il quale, pur rispettando le differenze, nel contempo le separa nel loro cosmo autonomo, considerandole come isolate ed impermeabili, ma cerca con ogni mezzo di alimentare una cultura del dialogo, di intesa e di reciproca trasformazione per il raggiungimento del bene comune.

 

  1. Declinare dal punto di vista pedagogico un tema così impegnativo richiede il coraggio di spendersi per una sempre maggior consapevolezza della complessa e imprescindibile realtà multiculturale. In particolar modo, occorre riannodare il discorso per una più appassionata e ampia ricerca di un comune denominatore circa l’idea di educazione, e di educazione al dialogo interculturale, intesa come un itinerario della persona verso il dover essere, nell’ottica del dialogo e di un reciproco apprendimento per tutta la vita.

 

  1. In un’ottica pedagogico-interculturale, il più bel dono che l’educazione cattolica può fare alla scuola è la testimonianza del continuo, intimo intreccio vissuto tra identità e alterità, nella loro dinamica compenetrazione, nei vari rapporti tra adulti (insegnanti, genitori, educatori, responsabili delle istituzioni…), tra insegnanti e ragazzi, tra ragazzi, senza pregiudizi nei confronti della cultura, sesso, classe sociale o religione.