La formazione degli insegnanti

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Essere insegnanti di scuola cattolica, Consiglio Nazionale Scuola Cattolica, 20083.

3. Precisati i requisiti di chi è chiamato ad assumere una responsabilità educativa nelle scuole cattoliche, si tratta ora di chiederci che cosa si può (o si deve) mettere in atto affinché gli insegnanti si trovino sempre più nelle condizioni di soddisfare le attese che ci sono nei loro confronti.

Non è necessario, in questa sede, insistere sulla necessaria formazione volta a migliorare la professionalità specifica di un insegnante, in rapporto al tipo di servizio che gli viene chiesto. Ogni scuola, infatti, sa quanto la qualità della formazione del docente sia determinante per assicurare la qualità dell’offerta formativa. Si tratta qui di richiamare l’attenzione su ciò che è specifico in rapporto ai contenuti e alle modalità della formazione dei docenti delle scuole cattoliche.

Sembra allora necessario ribadire che l’attenzione per la loro formazione si deve anzitutto concretizzare nella fase iniziale del loro servizio (ma non solo, naturalmente), per aiutarli a conoscere adeguatamente ciò che caratterizza l’identità della scuola in cui questi insegnanti sono chiamati ad operare, così da acquisire gradualmente la capacità di realizzare un Piano dell’Offerta Formativa coerente con il Progetto educativo della scuola stessa. Non si insisterà mai abbastanza sul fatto che il costante e sistematico sforzo per far conoscere, condividere e diventare poi capaci di tradurre nella pratica educativa quotidiana il Progetto educativo della scuola cattolica è assolutamente indispensabile: è in gioco, infatti, l’esigenza della scuola cattolica di conservare nel senso più autentico e vero la sua identità culturale, la quale non può essere semplicemente dichiarata (negli Statuti, nei Progetti educativi, nei POF), ma deve essere anche condivisa, realizzata e percepita da chi la frequenta.

È importante che ovunque gli insegnanti siano aiutati a riflettere sul loro impegnativo compito di contribuire alla costruzione di una nuova cultura fondata su valori irrinunciabili e su una sincera fiducia nelle capacità umane di raggiungere la verità. In questo particolare momento storico l’insegnante di scuola cattolica ha il diritto e il dovere di conseguire una formazione che gli consenta di affrontare l’insegnamento di qualsiasi disciplina con la consapevolezza delle conseguenze culturali dell’antropologia dominante, che non tiene conto della dimensione metafisica e quindi non riesce a superare i limiti del relativismo assoluto in campo etico e religioso.

Inoltre gli insegnanti sono chiamati a conseguire una formazione spirituale, come espressamente richiamato dai vescovi. Dopo aver sottolineato che “va richiesta ed assicurata la loro [degli insegnanti] partecipazione alle iniziative di formazione permanente che la Scuola organizza per tutti i docenti…”, i pastori continuano affermando che “particolare attenzione dovrà poi essere data alla loro formazione spirituale, attraverso la proposta di esperienze religiose che siano rispettose dei ritmi propri di un cammino di fede compiuto da adulti liberi e responsabili, ma che sappiano anche far percepire e accogliere l’appello a crescere nella fede e a far sintesi tra fede e vita, in vista del compito educativo della Scuola Cattolica” CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, La scuola cattolica, oggi, in Italia, 25 agosto 1983, n. 37.

Tutto ciò farà sì che l’identità della scuola cattolica sia assicurata e percepita anche grazie alla testimonianza di vita di coloro che vi operano. La realizzazione di una continua formazione degli insegnanti richiede l’impegno non soltanto dei gestori delle singole scuole ma anche delle diverse federazioni di scuola cattolica e dell’intera comunità cristiana, in primo luogo della Chiesa locale. Da un punto di vista più specificamente tecnico-procedurale, non esistono, oggi, alternative ad una formazione iniziale uniforme dei futuri insegnanti del sistema nazionale di istruzione e di formazione. In questo contesto, l’apertura ad una formazione professionale indirizzata anche verso la docenza nella Scuola Cattolica dipende dalla sensibilità culturale delle stesse università, cui è oggi affidata gran parte della formazione iniziale dei docenti. Nei corsi di scienze della formazione si dovrebbe avere la sensibilità e la capacità di offrire agli studenti la possibilità di approfondire la conoscenza della pedagogia cristiana e di studiare, dal punto di vista giuridico, storico, pedagogico, didattico, la realtà della scuola paritaria e quindi di quella cattolica. In tale scenario, la formazione specifica dell’insegnante di scuola cattolica può avvenire solamente a livello di postlaurea magistrale, sia nell’anno di praticantato, sia attraverso l’istituzione di master o di corsi di specializzazione organizzati in regime di convenzione tra le università del territorio e le federazioni delle scuole cattoliche.

Resta indubbio che la formazione iniziale (e in servizio) costituisce uno dei campi in cui bisognerà promuovere sinergie tra scuole cattoliche e reti di esse, associazioni professionali e dei genitori di ispirazione cristiana, e università. Un ruolo particolare in questa direzione potrà naturalmente essere rivendicato dalle università cattoliche e pontificie. È ragionevole attendersi che siano le stesse scuole cattoliche, riunite in associazione o comunque a rete, a stipulare accordi con università che possano garantire, per esempio collaborando con loro nei laboratori, nei tirocini, nell’allestimento degli ambienti educativi, la realizzazione di percorsi di formazione dei docenti centrati sui valori pedagogici e tecnico professionali che le scuole cattoliche intendono adottare e disseminare sul territorio a servizio della crescita di ciascuno e di tutti.

Poter disporre di un quadro chiaro dei requisiti previsti per coloro che sono chiamati ad insegnare nelle scuole cattoliche significa avere un punto di riferimento sicuro – oltre che obbligato – anche per procedere al loro reclutamento. È frequente il caso di scuole cattoliche che assumono propri ex allievi come insegnanti, assicurando così anche una continuità nell’opera educativa.

Questo vale anzitutto al momento dell’assunzione, quando il gestore di una scuola cattolica deve valutare prudentemente la situazione concreta dei candidati all’insegnamento. La scelta dei docenti, che deve comunque avvenire nel rispetto della normativa vigente, avrà come criterio base di riferimento il primario interesse della scuola che si vuole servire e degli studenti che la frequentano. È pure necessario che le condizioni per essere assunti come docenti in una scuola cattolica siano chiaramente indicate nel contratto di lavoro sottoscritto dall’insegnante. Il riferimento ai requisiti sopra descritti offre anche ai docenti la possibilità di valutare il proprio servizio, rendendoli consapevoli delle attese che la comunità scolastica ha nei loro confronti.

Infine, è realistico prevedere che si possano verificare circostanze in cui un insegnante venga a perdere qualcuno dei requisiti previsti per lo svolgimento del suo servizio. Si tratta di situazioni che possono essere molto complesse, delicate, anche gravi, da valutare caso per caso, nel quadro dei riferimenti generali costituiti dai pronunciamenti del magistero e del Codice di diritto canonico, dal CCNL e dalla normativa vigente in materia di tutela del lavoratore.

Nel rispetto di tali fonti e principi, perciò, una scuola cattolica potrà far valere una legittima differenza di trattamento, sia nella fase di assunzione che di risoluzione del rapporto di lavoro, poiché essa è imposta dalla necessaria coerenza dei comportamenti in tema di religione e di convinzioni personali con le finalità religiose della scuola.