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Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, Settembre 2012.
I docenti La presenza di insegnanti motivati, preparati, attenti alle specificità dei bambini e dei gruppi di cui si prendono cura, è un indispensabile fattore di qualità per la costruzione di un ambiente educativo accogliente, sicuro, ben organizzato, capace di suscitare la fiducia dei genitori e della comunità.
Lo stile educativo dei docenti si ispira a criteri di ascolto, accompagnamento, interazione partecipata, mediazione comunicativa, con una continua capacità di osservazione del bambino, di presa in carico del suo “mondo”, di lettura delle sue scoperte, di sostegno e incoraggiamento all’evoluzione dei suoi apprendimenti verso forme di conoscenza sempre più autonome e consapevoli.
La progettualità si esplica nella capacità di dare senso e intenzionalità all’intreccio di spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo, attraverso un’appropriata regia pedagogica.
La professionalità docente si arricchisce attraverso il lavoro collaborativo, la formazione continua in servizio, a riflessione sulla pratica didattica, il rapporto adulto con i saperi e la cultura. La costruzione di una comunità professionale ricca di relazioni, orientata all’innovazione e alla condivisione di conoscenze, è stimolata dalla funzione di leadership educativa della dirigenza e dalla presenza di forme di coordinamento pedagogico.
Nella relazione educativa, gli insegnanti svolgono una funzione di mediazione e di facilitazione e, nel fare propria la ricerca dei bambini, li aiutano a pensare e a riflettere meglio, sollecitandoli a osservare, descrivere, narrare, fare ipotesi, dare e chiedere spiegazioni in contesti cooperativi e di confronto diffuso.
L’organizzazione degli spazi e dei tempi diventa elemento di qualità pedagogica dell’ambiente educativo e pertanto deve essere oggetto di esplicita progettazione e verifica.
In particolare: – lo spazio dovrà essere accogliente, caldo, ben curato, orientato dal gusto estetico, espressione della pedagogia e delle scelte educative di ciascuna scuola. Lo spazio parla dei bambini, del loro valore, dei loro bisogni di gioco, di movimento, di espressione, di intimità e di socialità, attraverso l’ambientazione fisica, la scelta di arredamenti e oggetti volti a creare un luogo funzionale e invitante; – il tempo disteso consente al bambino di vivere con serenità la propria giornata, di giocare, esplorare, parlare, capire, sentirsi padrone di sé e delle attività che sperimenta e nelle quali si esercita.
L’osservazione, nelle sue diverse modalità, rappresenta uno strumento fondamentale per conoscere e accompagnare il bambino in tutte le sue dimensioni di sviluppo, rispettandone l’originalità, l’unicità, le potenzialità attraverso un atteggiamento di ascolto, empatia e rassicurazione.
La pratica della documentazione va intesa come processo che produce tracce, memoria e riflessione, negli adulti e nei bambini, rendendo visibili le modalità e i percorsi di formazione e permettendo di apprezzare i progressi dell’apprendimento individuale e di gruppo.
L’attività di valutazione nella scuola dell’infanzia risponde ad una funzione di carattere formativo, che riconosce, accompagna, descrive e documenta i processi di crescita, evita di classificare e giudicare le prestazioni dei bambini, perché è orientata a esplorare e incoraggiare lo sviluppo di tutte le loro potenzialità. Analogamente, per l’istituzione scolastica, le pratiche dell’autovalutazione, della valutazione esterna, della rendicontazione sociale, sono volte al miglioramento continuo della qualità educativa.
Essere insegnanti di scuola cattolica, Consiglio Nazionale Scuola Cattolica, 2008
a. L’insegnante di scuola cattolica come professionista dell’istruzione dell’educazione
Da coloro che sono chiamati ad insegnare in una scuola cattolica ci si attende, come ricorda anche il Codice di diritto canonico (Can. 806, § 2: “Curino i Moderatori delle scuole cattoliche, sotto la vigilanza dell’Ordinario del luogo, che l’istruzione in esse impartita si distingua dal punto di vista scientifico almeno a pari grado che nelle altre scuole della regione”), il possesso del fondamentale requisito di base del ruolo docente, qualunque sia la scuola in cui presta servizio: una reale e documentata competenza professionale, accompagnata da specifiche attitudini e conquistata e maturata anche nel corso dell’iter formativo compiuto. Essa comporta, tra l’altro:
– un’adeguata conoscenza di contenuti e metodi d’insegnamento;
– l’apertura all’innovazione e all’aggiornamento;
– il riferimento ad una teoria della conoscenza aperta al trascendente e ad una visione antropologica ispirata ad un umanesimo integrale;
– la consapevolezza della natura e del valore del rapporto educativo, nonché la disponibilità e la sensibilità nel praticarlo con ciascun alunno in una prospettiva personalizzata;
– la capacità di lavoro collegiale;
– il possesso di doti relazionali e comunicative;
– la coscienza e il rispetto di una corretta deontologia professionale insieme ad una effettiva onestà intellettuale;
– il rispetto della persona dello studente, del suo cammino di ricerca e della sua libertà, pur nel contesto di un confronto aperto e sereno;
– la sensibilità alle dinamiche dell’attuale contesto socio-culturale;
– il rafforzamento della natura comunitaria della scuola cattolica e delle relazioni che vi si instaurano;
– la valorizzazione della dimensione etica e religiosa della cultura.
Se la risorsa formativa più importante dell’istituzione scolastica è rappresentata dalla persona stessa dell’insegnante, sembra giusto che egli in prima persona viva e faccia suoi gli atteggiamenti e le virtù da promuovere nell’alunno, dal momento che l’esempio costituisce uno dei fattori più importanti nell’educazione dei giovani.
b. L’insegnante di scuola cattolica come educatore cristiano
Un secondo tratto che qualifica l’identità del docente di scuola cattolica è dato dal fatto che questo professionista è chiamato ad insegnare in una scuola che, per sua natura, si richiama ad una tradizione educativa e pedagogica plurisecolare che si identifica con la paideia cristiana, cioè con una visione cristiana della persona, della vita, della realtà, dell’educazione. Di questo patrimonio storico, la cui ricchezza è difficilmente sottovalutabile, il docente chiamato ad insegnare nella scuola cattolica può proficuamente far tesoro per coltivare la sua vocazione educativa, che è oggi più che mai decisiva per le sorti stesse del genere umano e per far fronte alle derive riduzionistiche (tecnicismo, relativismo, nichilismo) che non mancano di far sentire il loro peso anche sulla pedagogia e sulle scienze dell’educazione contemporanee.
A questo proposito ci limitiamo a richiamare molto sinteticamente l’attenzione sulla necessità di condividere alcuni punti di riferimento essenziali, quali:
– un preciso e valido fondamento antropologico, consistente nella concezione dell’essere umano come persona che trascende ogni realtà naturale e ogni condizione socialmente o storicamente determinata, così come ogni visione dell’uomo e dell’educazione di stampo funzionalistico e individualistico;
– la concezione dell’educazione come esercizio di libertà, che mette in guardia dal ridurre il processo formativo a mero “addestramento”, e fa perno invece sul “risveglio” e sull’iniziativa spirituale della persona, per promuoverla e per salvaguardarla in base al principio di sussidiarietà;
– il perseguimento di un umanesimo integrale come fine proprio e specifico dell’educazione, comprensivo di ogni sua dimensione (quella civile e politica non meno di quella morale e religiosa), nell’ottica di una laicità rettamente intesa;
– il riconoscimento della legittima autonomia e del valore del sapere scientifico, inscritto nell’orizzonte della piena razionalità e dell’autentica dignità dell’uomo, secondo l’insegnamento costante degli ultimi pontefici e più volte riproposto da Benedetto XVI;
– una ferma speranza che la persona umana è sempre educabile
– una ferma speranza nella capacità umana di bene e la conseguente fiducia nelle effettive potenzialità dell’opera educativa.
c. L’insegnante di scuola cattolica come mediatore di uno specifico Progetto educativo
L’insegnante di scuola cattolica è un educatore cristiano chiamato ad esercitare il suo servizio educativo all’interno di una scuola che, in quanto cattolica, si caratterizza per un particolare Progetto educativo. A partire dalla specificità di tale Progetto è doveroso richiamare l’attenzione su altri requisiti che concorrono a definire l’identità del docente di scuola cattolica – requisiti che si possono individuare facilmente nei testi del Magistero e nel Codice di diritto canonico (can.803, §2):
– la retta dottrina, cioè la conoscenza, unita all’adesione, dei contenuti fondamentali della fede cristiana, così come sono conservati e presentati nella tradizione della Chiesa cattolica;
– la probità di vita, cioè uno stile di vita coerente con il messaggio evangelico e con gli insegnamenti della Chiesa;
– la conoscenza dei tratti che definiscono l’identità della scuola cattolica e, nello specifico, la disponibilità e la capacità di elaborare una proposta educativa originale e coerente con il progetto educativo dell’istituzione in cui si è chiamati ad operare.
Su quest’ultimo punto, decisamente cruciale per la salvaguardia dell’identità della scuola cattolica, occorre soffermarsi brevemente, per chiedersi in che cosa possa consistere la differenza tra l’insegnamento impartito nella scuola cattolica e quello svolto nella scuola statale.
Una prima risposta è fornita dal fatto che un docente di scuola cattolica è, da una parte, chiamato a proporre i contenuti culturali e le attività educative che un determinato tipo di scuola deve offrire; dall’altra, egli propone questi contenuti rifacendosi costantemente ad una filosofia cristiana dell’educazione, cioè ad una visione cristiana della persona, della vita e della realtà in genere. Se è facile immaginare tale condizione nel caso delle discipline umanistico-letterarie, l’ambito scientifico-tecnologico non è meno ricco di occasioni in cui possa emergere la differenza specifica costituita dalla disposizione complessiva del docente verso il sapere, la cultura e le rispettive metodologie.
Una seconda risposta consiste nella valenza critica che la proposta culturale di una scuola cattolica vuole offrire rispetto all’insegnamento che a volte viene svolto in altre scuole e al clima di pensiero e alla mentalità dominante in un determinato momento storico. In questa prospettiva, il docente risulterà intellettualmente onesto ed equilibrato, perché attento anche a quegli aspetti della realtà o del contesto educativo che, per diversi motivi, possono essere non di rado sottovalutati, trascurati o perfino “rimossi” dalle opzioni culturali, pedagogiche e ideologiche presenti nelle scuole non cattoliche. Senza la pretesa di esaurirli, vogliamo citare alcuni di questi aspetti, particolarmente “a rischio” nella temperie culturale contemporanea: il valore della persona, l’educazione religiosa e l’insegnamento della religione, la formazione della coscienza morale, la ricerca di senso, la questione della verità, l’apertura e l’educazione alla vita.
d. L’insegnante di scuola cattolica come persona impegnata in un cammino di crescita spirituale
Nel momento in cui prende servizio nella scuola cattolica, il docente si trova inserito in un ambiente al centro del quale, in un modo o nell’altro, si delinea, come ultimo termine di paragone e immedesimazione, esemplare e ideale, la figura di Gesù. Il riferimento al Maestro entra così a determinare, come dimensione costitutiva, tutta l’azione dell’insegnante e il suo stesso modo di corrispondere al compito professionale che lo attende. In questa prospettiva l’amicizia con Gesù, vissuta nella comunione ecclesiale e nella vita sacramentale, entra a definire il cammino di crescita e di maturazione del docente della scuola cattolica, anzitutto sotto il profilo spirituale, ma poi anche (e per riverbero naturale, data l’unità d’esperienza del vivere) sotto quello umano e professionale.
Si può così parlare di spiritualità dell’insegnante di scuola cattolica, dal momento che il suo lavoro rappresenta una vera e propria forma di apostolato e si può sottolineare il fatto che vi sono atteggiamenti e virtù che possono ispirare e orientare il suo impegno e la sua testimonianza educativa, conferendole particolare trasparenza, vigore e persuasività.
La cura della vita spirituale degli insegnanti dovrà naturalmente tener conto delle loro effettive condizioni di esistenza, oltre che del personale stato di vita e cammino di fede. Tutto ciò, comunque, non toglie che sia lecito e doveroso proporre a tutti gli insegnanti di una scuola cattolica di vivere il loro servizio come autentico esercizio di carità (la ‘carità della verità’). Questa diventerà tanto più trasparente e persuasiva quanto più l’educatore coltiverà in sé alcune disposizioni spirituali e atteggiamenti di fondo, quali:
– la disposizione a misurarsi continuamente con l’amore di Cristo, pietra di paragone di ogni amore autentico;
– la consapevolezza di avere anzitutto in Dio – il primo e unico educatore CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, La scuola cattolica, oggi, in Italia, 25 agosto 1983, n. 34.
– la guida costante per il suo servizio educativo;
– il ricorso alla preghiera e la partecipazione alla vita liturgica come mezzi per alimentarsi alle sorgenti profonde dalle quali la dedizione dell’educatore cristiano trae forza e sostegno, soprattutto nei momenti più difficili;
– la disponibilità a seguire l’esempio della Vergine Maria e dei Santi, visti come modelli e guide, nella consapevolezza che la pedagogia cristiana, prima ancora che essere codificata in principi ed indicazioni concrete, è stata vissuta e testimoniata da loro.
In definitiva, vogliamo immaginare gli insegnanti delle scuole cattoliche come educatori che sappiano essere “interlocutori accoglienti e preparati, capaci di suscitare e orientare le energie migliori degli studenti verso la ricerca della verità e del senso dell’esistenza, una positiva costruzione di sé e della vita nell’orizzonte di una formazione integrale” CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Educare insieme nella scuola cattolica. Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici, Roma, 8 settembre 2007, n. 2.
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Conferenza Episcopale Italiana, La scuola cattolica risorsa educativa della chiesa locale per la società. Nota pastorale, 2014.
- Un’attenzione tutta particolare dovrà essere riservata agli insegnanti, senza dubbio i principali operatori della scuola. Il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica ha elaborato negli anni scorsi un sussidio particolarmente utile per la definizione del loro profilo professionale, al quale volentieri si rinvia Essere insegnanti … 2008, op,cit. . Come è evidente, le scuole paritarie sono tenute a rispettare le norme generali sull’istruzione, le quali nello stesso tempo prevedono il diritto-dovere delle stesse ad avere un proprio progetto educativo al quale attenersi e di cui l’ente gestore è garante. Questo progetto rappresenta il nucleo intorno al quale la vita di una scuola cattolica si costruisce e il punto di riferimento costante e ineludibile per tutti coloro che operano in essa. Non possono bastare infatti astratte affermazioni di principio: un buon progetto educativo deve saper declinare concretamente, nel quotidiano dell’attività scolastica, il legame circolare tra la cultura, la fede e la vita, nella continua attenzione a che i contenuti educativi, espressi dalle diverse discipline corrispondano e rinviino alla visione cristiana dell’uomo. Ciò in definitiva risponde anche all’esigenza etica elementare che venga rispettata la motivazione per cui le famiglie degli studenti hanno scelto per i loro figli una scuola cattolica e il loro diritto a vedere rispettati e realizzati concretamente gli impegni dichiarati nel progetto stesso.
- Se da quanto appena osservato emerge la necessità che per le scuole cattoliche si scelgano insegnanti che siano in grado di far fronte alle esigenze proprie del loro progetto educativo, non si può non tenere conto della odierna problematicità di tale scelta. È noto a tutti il clima di avanzante secolarizzazione nel quale la formazione dei futuri insegnanti oggi di fatto avviene, un clima caratterizzato da cambiamenti culturali e dei costumi sociali troppo rapidi e spesso radicali, oltre che dal crescente venir meno della pratica religiosa. A ciò si aggiunga la quasi totale mancanza nei curricoli universitari di programmi indirizzati alla formazione più appropriatamente professionale degli insegnanti. È facile capire come di fronte a questo scenario i margini della scelta degli insegnanti adatti a una scuola cattolica possano apparire al suo gestore davvero esigui. Naturalmente da queste considerazioni consegue la necessità veramente primaria che le scuole cattoliche investano nella preparazione dei propri insegnanti risorse ed energie sempre più all’altezza del bisogno. E però, per altro verso, va tenuta presente la condizione, per certi aspetti privilegiata, delle scuole cattoliche di disporre assai spesso di insegnanti giovani, anche all’inizio della loro carriera, e perciò più aperti ad accogliere la proposta formativa in chiave professionale. In ogni caso è nella formazione permanente degli insegnanti che si gioca la possibilità per una scuola cattolica di realizzare il progetto educativo che la identifica. Sarà pertanto indispensabile che tale impegno di formazione personale venga notificato all’aspirante docente di scuola cattolica già all’atto dell’assunzione quale impegno intrinsecamente qualificante la sua futura professione. Per altro verso, potrà essere quanto mai importante che nel corrispondente sforzo educativo della scuola vengano coinvolte tutte le istanze ecclesiali a essa interessate, quali gli uffici diocesani per la pastorale scolastica, le associazioni e federazioni di categoria e le stesse associazioni professionali di docenti cattolici.
- Di pari passo con l’attitudine professionale e la qualità spirituale dell’insegnante di scuola cattolica si dovrà anche considerare la sua oggettiva testimonianza di vita. Non è difficile, specialmente al giorno d’oggi, imbattersi nei casi di insegnanti implicati in situazioni personali critiche, comportanti una minore adesione alla vita della comunità cristiana. Non c’è dubbio che in tali casi si debba come prima cosa dar luogo al prudente discernimento di ogni singola situazione, nella consapevolezza della rischiosità del giudicare – per il quale esiste addirittura un divieto evangelico – ma anche delle responsabilità incombenti sull’autorità scolastica per quanto concerne il diritto alla salvaguardia morale degli alunni e dei loro familiari. Toccherà alle autorità della scuola trovare i modi di non far mancare a chi è in difficoltà la vicinanza della comunità cristiana senza tuttavia derogare al dovere di assicurare alla comunità scolastica la validità reale del suo progetto educativo. L’allontanamento di un insegnante dalla scuola, insopportabile per se stesso, può essere unicamente e dolorosamente imposto – nel rispetto della normativa civile e canonica e sempre coniugando cristianamente verità e carità – come provvedimento estremo dal bene prioritario degli alunni.